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Domande frequenti TopRisarcimenti risarcimento danni Milano

In questa specifica sezione del sito troverai molte delle risposte alle domande più frequenti relative ai danni da responsabilità civile, risarcimento incidenti stradali, infortuni sul lavoro e di altra natura, malasanità.

Come si calcola il danno biologico?

Ancora oggi non risulta semplice quantificare la misura del risarcimento del danno. Infatti il legislatore da dei criteri certi in ambito di liquidazione del danno biologico solo in caso di lesioni micropermanenti (inferiori a 9 punti di invalidità permanente) applicabili in ambito di infortunistica stradale e casi di malasanità ed errore medico. Per tutti gli atri casi si fa sempre riferimento a tabelle elaborate dai tribunali nazionali, dove tra le più utilizzate ci sono quelle messe appunto dal Tribunale di Milano.
Di seguito alcune nozioni di base sul calcolo del danno biologico :
calcolo danno biologico per micropermanenti (lesioni tra 1 e 9 punti di invalidità permanente) : una volta individuato il punteggio dell’invalidità permanente e temporanea dalla perizia medico legale, ed individuata la somma corrispondente applicando le tabelle di riferimento; potete con facilità calcolare il danno morale determinato tra il 25% e il 50% del danno biologico. La somma totale potrà essere aggiornata con il calcolo congiunto di rivalutazione monetaria ed interessi.
calcolo danno biologico per macropermanenti (lesioni tra 10 e 100 punti di invalidità permanente) : il seguente calcolo è definito dalle tabelle del Tribunale di Milano e quello di Roma; in base all’età del soggetto, il punteggio di invalidità derivante dalla perizia medico legale e dal calcolo dell’inabilità temporanea.

Cosa fare per essere risarciti per danni da buca stradale? 

Le buche sul manto stradale sono l’incubo di qualsiasi automobilista. Una soluzione per viaggiare in tutta sicurezza è guidare con prudenza e rispettando i limiti di velocità imposti, ma tutto questo a volte non è sufficiente.
Questo problema è comune in tutto il territorio nazionale ed è un pericolo non solo per gli automobilisti, ma anche per motociclisti, ciclisti e semplici pedoni in quanto un automezzo fuori controllo è pericoloso anche per chi si muove a piedi. Allora cosa può fare un automobilista coinvolto in un sinistro causato da una buca?
Visto che l’ente proprietario della strada ne deve garantire la piena agibilità, quindi essendo responsabile della manutenzione è anche responsabile di eventuali danni causati a cose e persone.
L’utente della strada che subisca un danno a causa di un anomalia sul manto stradale deve presentare denuncia all’ente proprietario del tratto di strada (Comune, Provincia), dimostrando che la propria condotta sia stata esemplare e che la relazione tra l’anomalia del manto stradale e il danno subito siano prevedibili.
Che fare immediatamente dopo il sinistro :
• Fare intervenire le Autorità per un sopralluogo immediato o posticipato per le rilevazioni
• Fotografare tutto (buca non segnalata, cantiere non segnalato, manto stradale e veicolo)
• Recarsi se necessario al Pronto soccorso per certificare eventuali danni alla persona
• Allegare tutte le ricevute di spesa (spese mediche,preventivo o fattura riparazione veicolo,carro attrezzi etc.)
• Fondamentale è la dichiarazione di un testimone/passante che confermi la dinamica del sinistro
Quindi per ottenere un risarcimento dopo un sinistro causato da buca stradale bisogna documentare l’imprevedibilità del pericolo e l’inevitabilità dell’incidente.


Come si calcola il danno a seguito della perdita di un familiare?

La seguente definizione è tratta dalle Tabelle del Tribunale di Milano aggiornate al 2014 ed indica i valori medi di liquidazione:
• risarcimento a favore di ciascun genitore per la morte di un figlio da € 163.990 a 327.990;
• risarcimento a favore del figlio per la morte di un genitore da € 163.990 a 327.990;
• risarcimento a favore del coniuge (non separato) o del convivente sopravvissuto da € 163.990 a 327.990;
• risarcimento a favore del fratello per il decesso di un fratello da € 23.740 a 142.420;
• risarcimento a favore del nonno per la morte di una nipote da € 23.740 a 142.420.

Posso essere risarcito per il colpo di frusta?

Il contestato emendamento collegato al decreto liberalizzazioni pone come requisito, per poter essere risarciti in modo congruo, la dimostrabilità oggettiva, con una chiusura più serrata sul risarcimento del danno; quindi chi ha subito il danno si tiene il male e la beffa. In realtà niente è cambiato rispetto a prima, solo che attualmente è necessario dimostrare strumentalmente la lesione (es. Radiografia), infatti il “COLPO DI FRUSTA” (rettilineizzazione del rachide cervicale) è una patologia reale e oggettivamente dimostrabile che porta ad un danno biologico e ad una invalidità permanente e come tale è risarcibile. Fondamentale è quindi la corretta gestione del sinistro senza commettere l’errore del fai da te. Inutile dirvi che i cavilli assicurativi sono tantissimi e non è cosi scontato e semplice ottenere il massimo del risarcimento dal liquidatore. Ecco perché vale la pena rivolgersi ad un professionista del risarcimento danni e infortunistica stradale come Toprisarcimenti.

E se faccio un incidente con un veicolo non assicurato?

Per legge si stabilisce che ogni automezzo e natante debbano essere tassativamente assicurati per circolare, affinché in caso di sinistro stradale, la parte lesa sia in condizione di ottenere un congruo risarcimento del danno. Per garantire tutto questo è stato istituito il Fondo di Garanzia per le vittime della strada che come obiettivo primario ha quello di intervenire in tutte quelle casistiche di sinistro stradale ove siano coinvolti automezzi non regolarmente assicurati o non identificati. Il Fondo vittime della strada agisce tramite diverse Compagnie di Assicurazione, designate a seconda della regione dove è avvenuto l’incidente stradale, le quali gestiscono il risarcimento del danno come se l’automezzo non identificato/assicurato, fosse assicurato presso di loro ed una volta liquidato il danno al danneggiato, procedono al recupero dello stesso direttamente presso il danneggiante, sempre che quest’ultimo sia identificato.

Quali documenti devo presentare per la richiesta di risarcimento?

Per istruire una pratica per la richiesta di risarcimento danni dovuto da un incidente stradale è di fondamentale importanza presentare quanta più documentazione possibile, quale:
• costatazione amichevole (modulo Blu);
• verbale dell’autorità intervenuta sul luogo del sinistro se presente;
• prove testimoniali;
• verbale del pronto soccorso, referti medici, cd con esami diagnostici;
• preventivo riparazione veicolo;
• certificato di assicurazione;
• libretto di circolazione e PRA;
• foto del veicolo incidentato;
• spese varie sostenute (soccorso stradale, deposito etc.);
• in caso di sinistro con auto straniera: la carta verde;
• documento d’identità e codice fiscale del conducente e/o trasportato;
In caso di sinistri mortali:
• Documenti di tutti gli eredi;
• Relazione di autopsia;

Quando interviene il Fondo per le Vittime della Strada?

Il Fondo di Garanzia dell vittime della strada agisce a seguito di un incidente stradale nei seguenti casi:
• veicolo non identificato: il risarcimento del danno sarà erogato solo alla persona. Nel caso di macro-lesioni alla persona il Fondo risarcisce anche i danni alle cose per danni superiori e per la parte eccedente la somma di € 500,00;
• veicolo non assicurato : in questi casi tutti i danni saranno risarciti;
• veicolo assicurato con Compagnia Assicurativa in stato di liquidazione coatta : in questo caso tutti i danni sono risarciti;
• veicolo in circolazione contro la volontà del proprietario: i danni risarciti in questo caso saranno i danni alla persona e quelli materiali subiti dai terzi trasportati e/o quelli trasportati contro volontà o ignari della circolazione illegale del veicolo.
Prescrizione: per incidenti stradali con danni alla persona e danni materiali il diritto per la richiesta di risarcimento del danno si prescrive in 2 anni dalla data in cui si è verificato il sinistro. Per gli incidenti con decessi ,il termine massimo di prescrizione è 10 anni.
IMPORTANTE: in tutti i casi in cui sia il Fondo di Garanzia vittime della strada a rispondere del danno subito, è fondamentale ai fini del risarcimento, integrare la richiesta di risarcimento del danno con una prova testimoniale a sostegno della prova del fatto storico dell’avvenuto sinistro e delle dinamiche dello stesso.

Cosa succede quando sono coinvolti più veicoli in un incidente stradale?

Un caso frequente nell’ambito dell’infortunistica stradale è quello di un sinistro stradale che veda coinvolti più veicoli, come ad esempio un tamponamento a catena. In questa ipotesi viene a decadere la procedura di risarcimento diretto, quindi il danneggiato dovrà richiedere il risarcimento del danno all’Assicurazione del veicolo direttamente responsabile del sinistro stradale.

Cos'è l'indennizzo diretto?

L’indennizzo diretto o più comunemente detto risarcimento diretto è quella procedura di risarcimento del danno da sinistro stradale (introdotto dalle Assicurazioni nel 2005)nel quale, a seconda di determinate condizioni, il danneggiato può richiedere in via facoltativa il risarcimento direttamente alla propria Compagnia Assicuratrice, secondo un meccanismo che dovrebbe garantire l’abbattimento delle tempistiche del risarcimento.
Le condizioni di applicazione del risarcimento diretto riguardano tutti gli incidenti stradali dove siano coinvolti due veicoli con l’eccezione di casi in cui ci siano :
• più di due veicoli (es. tamponamento a catena)
• un veicolo non assicurato
• un veicolo estero
• un veicolo non a motore
• un ciclista,un pedone, un bene immobile (es. un auto che sfonda il cancello di un’abitazione)
• un veicolo speciale, una macchina agricola
• quando non ci sia stato impatto tra i veicoli
• quando le lesioni alla persona, derivate dal sinistro, siano di grave entità (macrolesione I.P. superiore al 9%)

Cosa si intende per infortuni in itinere?

L’infortunio in itinere è un particolare infortunio sul lavoro che include tutte quelle condizioni in cui il lavoratore, in occasione, di spostamenti riferibili ad un contesto di orario di lavoro subisca un infortunio. Ad esempio parliamo di infortunio in itinere quando il lavoratore subisca un danno occorso durante il percorso andata e ritorno dall’abitazione e l’ambiente lavorativo; tra il normale percorso andata e ritorno tra luogo di lavoro e quello di consumazione abituale dei pasti, qualora non sia previsto un servizio di mensa aziendale, oppure nel caso il lavoratore abbia più rapporti di lavoro, il normale percorso tra i due luoghi di lavoro. Attualmente il trend giurisprudenziale ha superato antichi pregiudizi e rischi specifici, riconoscendo l’indennizzo di infortuni avvenuti a soggetti appiedati e in assenza di particolari condizioni di rischio o nell’ambito del trasporto su di un mezzo pubblico, affermando che l’elemento discretivo che da luogo all’indennizzo è la finalità di recarsi e tornare dall’ambiente di lavoro.

Cosa succede a seguito di un incidente stradale senza collisione?

Con una recente Sentenza del 2013 la Corte di Cassazione si è pronunciata confermando il più attuale trend giurisprudenziale in merito il concetto di “sicurezza stradale”, secondo il quale, per incidente stradale non si intende solo il sinistro che produca scontro tra veicoli, ma bensì ogni situazione che ecceda la normale marcia del veicolo e che sia fonte di pericolo per l’incolumità del conducente stesso e di terzi. Quindi la presunzione del concorso di colpa è estendibile ed applicabile anche nell’ipotesi in cui manchi il contatto tra i veicoli coinvolti nel sinistro stradale; ovviamente tale concorso deve essere accertato, in quanto deve sussistere il nesso di casualità in capo alla guida del veicolo coinvolto nello scontro e l’incidente stradale. Quindi in caso di concorso di colpa accertato in relazione ad un incidente stradale senza collisione tra due veicoli, per il risarcimento del danno si può procedere con la procedura di indennizzo diretto.

Come si viene risarciti a seguito di lesioni per una brusca frenata in autobus?

In caso si verifichi un sinistro su un mezzo di trasporto pubblico, il passeggero trasportato ha comunque diritto al risarcimento del danno patito, indipendentemente che l’autista del mezzo abbia più o meno colpa.
In tema di trasporto persone opera quindi la presunzione di responsabilità a carico del vettore per i danni subiti dal viaggiatore. La presunzione di responsabilità opera quando sia provato il nesso di casualità tra incidente occorso al viaggiatore stesso (munito di regolare documento di viaggio) e l’attività svolta dal vettore in occasione del trasporto; tale presunzione rimane esclusa in capo al vettore in caso il sinistro venga imputato al fatto di un terzo passeggero viaggiatore.
Dettagli e documentazione richiesta per l’istruttoria della pratica:
• Annotazione del mezzo pubblico nel quale si è verificato il sinistro;
• Luogo preciso e orario dell’evento;
• Dichiarazione testimoniale di chiunque abbia assistito alla dinamica dell’incidente;
• Verbale delle Autorità intervenute nell’immediato o denuncia postuma;
• Referti del Pronto Soccorso accertanti le lesioni subite
• Autocertificazione della dinamica dell’evento lesivo.

Quanto tempo ci vuole per il risarcimento?

Una volta segnalato il sinistro stradale alla Compagnia Assicuratrice, la stessa ha 90 giorni, dal ricevimento della documentazione richiesta per:
• Formulare alla parte lesa un offerta di risarcimento;
• Comunicare al danneggiato le motivazioni per le quali non intende formulare alcuna offerta.
I termini sono ridotti a 60 giorni in caso di soli danni materiali a cose. Se la documentazione inviata alla Compagnia risultasse essere incompleta, la stessa deve segnalarlo al richiedente entro 30 giorni e la formulazione dell’offerta per il risarcimento del danno, rimane sospesa sino ad integrazione documentale avvenuta. Questo è il caso più comune che si viene a verificare, in quanto il danneggiato non è in possesso di tutta la documentazione utile alla definizione dei danni subiti e l’invalidità permanente può essere quantificata in modo corretto solo dal momento che la vittima ha terminato il percorso riabilitativo e si è sottoposta ad un perizia medico legale di parte.
Una volta avvenuta la formulazione dell’offerta:
• Se questa viene accettata dal danneggiato, la Compagnia deve procedere al pagamento entro 15 giorni dall’accettazione.
• Se il danneggiato non dovesse accettare l’offerta o non si pronunciasse entro i 30 giorni successivi al ricevimento della stessa, la Compagnia ha comunque 15 giorni per pagare l’importo, il quale verrà considerato a titolo di acconto sul risarcimento del danno complessivo.

Cosa succede se faccio un incidente con un veicolo straniero?

In questo specifico caso dove nel sinistro stradale sia coinvolto anche un veicolo immatricolato all’estero, all’interno del sistema della Carta Verde (certificato internazionale di assicurazione che consente ad un autoveicolo di entrare e circolare in un Paese estero nel rispetto delle regole assicurative obbligatorie del Paese che si visita), l’ente preposto al quale affidare la gestione del sinistro stradale è l’ UCI (Ufficio Centrale Italiano). L’UCI opera all’interno di un sistema di convenzioni con altri uffici di assicurazione internazionale di ogni paese che ha aderito al sistema della Carta Verde, e si occupa del risarcimento del danno provocato da veicoli esteri circolanti temporaneamente in territorio italiano. Per un utente della strada coinvolto in un sinistro stradale con un automezzo assicurato presso una Compagnia straniera, sarebbe molto complesso e oneroso richiedere il risarcimento del danno presso la Compagnia della controparte; per questo e per uniformare le procedure di risarcimento internazionale è stato istituito l’UCI. Ovviamente, il buon esito della richiesta è condizionato alla circostanza per la quale il richiedente non abbia causato il sinistro con torto. Richiedi assistenza a Top risarcimenti, sarà tutto più semplice.

Cosa si intende per infortunio sul lavoro?

L’infortunio sul lavoro viene definito come un evento che avviene per causa violenta nell’ambito dell’esecuzione dell’attività lavorativa e dal quale ne deriva un danno alla persona (lavoratore) o una malattia fisica che rende necessaria la rinuncia all’attività lavorativa per più di 3 giorni. Per tutelare tutte le vittime di infortunio sul lavoro il legislatore ha previsto una specifica assicurazione obbligatoria presso l’ente previdenziale (INAIL) che consenta alla vittima dell’infortunio di ottenere un risarcimento del danno proporzionale all’evento traumatico e alle conseguenze che ne derivino, altresì beneficiando di prestazioni sanitarie specifiche. Quindi le condizioni per cui si possa definire l’infortunio sul lavoro sono:
• l’evento traumatico dal quale ne derivi un danno alla salute del lavoratore o il decesso;
• una relazione tra l’evento lesivo e lo svolgimento dell’attività lavorativa;
• una astensione per inabilità al lavoro per più di 3 giorni
• la causa violenta.
Viene dunque definita l’occasione di lavoro cioè l’esistenza di qualsiasi natura tra causa ed effetto tra un evento lesivo e lo svolgimento delle mansioni lavorative, tant’è che in questa categoria di infortuni sul lavoro è inserito anche l’infortunio che si verifica nel tragitto tra la casa del lavoratore e il suo luogo di lavoro (si parla in questo caso di infortunio in itinere).
La differenza tra l’infortunio sul lavoro e la malattia professionale è la causa violenta.

Quali sono le principali cause di un danno da malasanità?

La responsabilità medica può derivare da una molteplicità di situazioni:
 
• omessa, errata e ritardata diagnosi;
• mancanza di diligenza e/o prudenza e/o perizia nell’intervento;
• precoci dimissioni del paziente quando il quadro non è ancora stabilizzato;
• carente assistenza post-operatoria;
• infezioni contratte a seguito di trasfusione di sangue o di altri emoderivati;
• carenze strutturali della struttura ospedaliera;
• omissione e/o vizio del “consenso informato” all’operazione.
Non esiste una specialità medica che si possa considerare esente e a priori immune da episodi di malasanità. A titolo esemplificativo si elencano le principali specialità medico-chirurgiche seguite dalle casistiche più comuni in Italia di Errore e conseguente Responsabilità medica e/o della Struttura Sanitaria.

Chirurgia generale:
• Lesioni di nervi, vasi, organi, durante interventi chirurgici 
• Garze e ferri chirurgici lasciati in corpo dopo gli interventi 
• Suture (abnormi, tolte troppo precocemente) 
• Aderenze post-operatorie 
• Emboli, tromboembolie per mancata terapia anticoagulante 
• Clips mal posizionate 
• Infezioni post-operatorie.

Ostetricia e ginecologia: 
 • Decesso della paziente durante il parto 
• Ipossia neonatale 
• Malformazioni del feto ed obbligo di informazione del medico 
• Ritardo nell’esecuzione di parto cesareo 
• Ritardo nell’espletamento del parto e conseguente morte del neonato o grave invalidità
 • Mancata diagnosi di malformazioni in epoca prenatale in tempo utile per poter effettuare un aborto terapeutico 
• Mancata diagnosi di virus durante la gravidanza quali ad esempio: toxoplasmosi, rosolia, citomegalovirus, herpes genitali ecc. 
• Sindrome da trasfusione feto fetale non diagnosticata nelle gravidanze gemellari monocoriali 
• Mancata diagnosi di placenta previa centrale 
• Mancata diagnosi di distacco di placenta 
• Mancato monitoraggio di gravidanza ad alto rischio
• Distocia di spalla 
• Lesione del plesso brachiale 
• Frattura della clavicola
• Uso di ventosa e di forcipe e relative lesioni 
• Lesioni al feto a seguito di amniocentesi/villocentesi 
• Mancata diagnosi di tumori dell’apparato genitale femminile 
• Errate terapie per la cura della sterilità 
• Prescrizione di terapie senza adeguati controlli (es. la prescrizione della terapia anticoncezionale) 
• Isterectomia evitabile. 
• Errore del chirurgo e lesione dell’affectio coniugalis.
  
Chirurgia Estetica: 
• Omissione del consenso informato dal quale deriva al paziente un danno inestetico permanente (molto frequente) 
• Esecuzione di interventi non necessari 
• Suture e Cicatrici deturpanti 
• escissione di un tatuaggio e danno alla persona
• Peggioramento estetico-funzionale.

 Radiologia 
• Mancata diagnosi di patologie come tumori o altre patologie per le quale è importante intervenire in maniera rapida (es. con un intervento o altra procedura d’urgenza) 
• Responsabilità della struttura per la predisposizione di Inadeguato Servizio di Radiologia.

Oncologia 
• Perdita di chance di guarigione o di sopravvivenza, compromessa per omessa o ritardata diagnosi 
• Prescrizione di accertamenti non idonei 
• Interventi troppo demolitivi rispetto alla diagnosi 
• Interventi incompleti, che hanno comportato nuovi interventi chirurgici 
• Radio e chemio terapia effettuata con ritardo o in dosi non adatte 
• Omissione e/o errore nella diagnosi di un processo morboso terminale.

Neurochirurgia: 
• Lesioni alle terminazioni nervose o al nervo motorio durante intervento chirurgico d’ernia del disco 
• Lesioni al midollo spinale dovute alla non immobilizzazione della colonna vertebrale 
• Lesioni al midollo spinale durante l’esecuzione d’intervento chirurgico con conseguente paralisi degli arti
 • Intervento neurochirurgico caratterizzato da “inadeguato studio pre-operatorio” e difetto del consenso informato.

Anestesia: 
• Decesso nel corso di interventi chirurgici per errori riconducibili ad errata prassi anestesiologica (ad es. errore nel dosaggio e/o nella scelta dei farmaci, somministrazioni di farmaci a cui i paziente era dichiaratamente allergico, ecc..) 
• Errata manovra d’intubazione da parte dell’anestesista  
Responsabilità della struttura ospedaliera 
• Infezione da batterio presente in ospedale per negligente sterilizzazione degli Ambienti e delle attrezzature
• Certificazione medica ed illecito trattamento dei dati personali 
• Danni da sangue o da emoderivati infetti riportati a causa di trasfusione ematica ed emodialisi 
• Asserita Inidoneità della struttura a fronteggiare le possibili complicanze di un interventi chirurgico 
• Responsabilità del Primario per omessa vigilanza 
• Omissioni o vizi del consenso informato 
• Negligenza ed impreparazione del personale medico 
• Omessa Informazione e colpa professionale per la prescrizione a paziente in gravidanza di farmaci con possibili effetti teratogeni (a danno riscontrato) 
• Pezza laparotomica “dimenticata” nell’addome del paziente in occasione di intervento chirurgico 
• Responsabilità dei Sanitari e della Struttura per distacco improvvisa della Placenta seguita da forte anossia del feto 
• Responsabilità per omessa custodia di paziento affetto da seria patologia psichiatrica.

Che cos'è il consenso informato?

Il consenso informato è il presupposto per legittimare l’azione svolta dal medico, ossia l’assenso dell’interessato a subire il trattamento terapeutico. Infatti la Costituzione impone la libera scelta del paziente a sottoporsi ad interventi e tale consenso può essere revocato in qualsiasi momento. In caso di trattamento terapeutico senza consenso, il sanitario può incorrere a richieste di risarcimento del danno e in alcuni casi anche a responsabilità penale. In casi di urgenza (quindi in situazioni di rischio grave e imminente alla salute e in presenza di un soggetto che non è in grado di formulare l’assenso o non vi siano delegati in tal senso) il medico è tenuto ad intervenire e la sua attività è totalmente legittimata. Il consenso al trattamento terapeutico viene formulato attraverso un’informativa nella quale vengono prospettate al paziente le conseguenze tipiche di una possibile evoluzione dell’intervento, per cui lo stesso viene messo nelle condizioni di accettare tutte le possibili complicanze future del trattamento a cui si sottopone. Quindi nel caso che al paziente non sia stata sottoposta tale informativa e dopo l’intervento si vengano a verificare alcune complicanze tipiche (non comunicate in precedenza), si vengono a creare i presupposti per medico e struttura sanitaria di responsabilità per danni in riferimento alle tipiche complicanze post operatorie rispetto le quali il paziente non era stato informato.

Che cosa si intende per danno da nascita prenatale?

Quando si parla di danno da nascita indesiderata si fa riferimento ad una particolare situazione che deriva da una diagnosi prenatale nella quale il medico non individua, colposamente (ossia con negligenza, imperizia o imprudenza), delle malformazioni al feto e, quindi, non offre alla madre gli elementi utili per valutare se interrompere o meno la gravidanza (vedi la scheda sull'aborto) entro i termini previsti dalla legge. Si tratta di una particolare fattispecie di errore medico che consente ai soggetti danneggiati, ed in particolare ai genitori del bambino nato non sano, di richiedere il risarcimento ai responsabili. Per questi motivi le questioni relative a ciò che è necessario dimostrare per ottenere il risarcimento e ai soggetti ai quali è possibile richiedere il risarcimento devono essere risolte e affrontate secondo le regole che disciplinano appunto l'errore medico, ivi comprese quelle che regolano l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione prima di ricorrere al Giudice.
Il risarcimento ai genitori
Sicuramente i soggetti che possono richiedere il risarcimento sono in primo luogo i genitori. Su questo punto le opinioni sono assolutamente concordi.Il danno deve ovviamente essere dimostrato secondo le regole generali e può consistere:
• nel danno non patrimoniale: in primis si tratterà del danno cd. psichico subito dai genitori e derivante dal dovere affrontare una situazione nuova, non preventivata, di malformazione o patologia del figlio. Ovviamente in questo caso la sussistenza di un danno psichico dovrà essere dimostrata a mezzo di una consulenza medico legale;
• nel danno patrimoniale: consistente nelle spese ulteriori da sostenere per la gestione delle condizioni del figlio malformato.
Il ragionamento è fondato sul presupposto della libertà concessa dalla legge alla madre diinterrompere la gravidanza tutte le volte che, sulla base delle diagnosi prenatali, si ha motivo di ritenere che dalla nascita possa derivare alla partoriente un danno grave alla salute, inteso anche sotto l'aspetto psicologico.

 Il risarcimento al soggetto nato
La questione del diritto al risarcimento del soggetto nato malformato è molto dibattuta.Va infatti detto che è prevalente la tesi secondo la quale il soggetto nato malformato non ha alcun diritto a pretendere il risarcimento dal momento che non è concepibile un diritto a non nascere se non sano.Per questo motivo la maggior parte delle decisioni dei Giudici che hanno affrontato la questione hanno portato ad un rigetto delle richieste di risarcimento formulate in nome del soggetto che si ritiene leso da una diagnosi prenatale errata e che è appunto nato malformato.
Questa tesi, però, non è unanime. Recentemente, infatti, si è affermata una seconda linea di pensiero secondo la quale il soggetto nato malformato per una diagnosi prenatale errata (e che ha quindi impedito alla madre di esercitare il suo diritto all’interruzione di gravidanza) sarebbe titolare non soltanto di un diritto a nascere sano, ma addirittura di un diritto a non nascere se non sano (diritto che ovviamente è rimesso alle decisioni della madre se correttamente informata sulle condizioni del feto). Secondo questa impostazione, pertanto, il soggetto nato malformato avrebbe anche il diritto di chiedere e ottenere un risarcimento dei danni.
Per correttezza va comunque osservato che la prima tesi è di gran lunga maggioritaria all’interno delle decisioni della Suprema Corte di Cassazione e rappresenta ad oggi l’orientamento prevalente.

Quali sono i principali motivi per istruire una causa per danno medico?

In generale si parla di malasanità quando una scelta terapeutica del medico procura un danno al paziente causandogli un peggioramento delle condizioni di salute, determinato dall’esecuzione dell’intervento e non dal regolare decorso della malattia. E’ un principio generale questo che vale sia ne caso di un operazione chirurgica eseguita non correttamente, sia nell’errata somministrazione di farmaci che associata per esempio ad una specifica medicina può causare complicazioni al paziente.
la casistica è molto varia e il paziente vittima dell’errore medico può per ipotesi chiedere il risarcimento del danno in tutte le sue forme (danno biologico, danno morale, rimborso dei spese sostenute etc.). A titolo di esempio ecco le più banali casistiche:
• Diagnosi errata;
• Diagnosi ritardata (se il ritardo crea complicazioni e/o pregiudica le condizioni di salute del paziente);
• Mancata effettuazione di esami che avrebbero potuto chiarire per tempo lo stato di salute del paziente;
• Intervento chirurgico effettuato in modo sbagliato;
• Cattiva gestione delle cure successive l’intervento.

Cosa si intende per malattia professionale?

Detta anche tecnopatia, è quella patologia che il lavoratore contrae in occasione dello svolgimento di attività lavorativa a causa della presenza di particolari fattori di rischio presenti nell’ambiente ove si presta il servizio. A differenza dell’infortunio sul lavoro che avviene in modo immediato,violento e che incide in maniera traumatica sulla salute del lavoratore, la malattia professionale si sviluppa nel tempo per l’esposizione ad un fattore di rischio.

Come stabilire il nesso di causalità tra prestazione medica e danno?

La relazione tra paziente, medico e struttura sanitaria è considerato legalmente, anche se non vi è accordo scritto e firma, come un contratto.
Per tale motivo il paziente che accusa un danno provocato da errore medico dovrà provare di essersi rivolto al professionista e alla specifica struttura sanitaria, dimostrare inoltre che il danno subito lo ha portato ad un peggioramento delle proprie condizioni di salute, specificando in cosa consiste tecnicamente l’errore medico e dimostrando la concausa con il danno patito.
Il comportamento del medico che con negligenza o imperizia procura al paziente un aggravamento delle condizioni di salute, oltre ad aprire la strada ad una potenziale richiesta di risarcimento del danno, può integrare anche il reato penale di lesioni personali colpose e in casi più gravi, ove sussista il decesso del paziente a causa dell’errore, il reato di omicidio colposo.
Check list per l’istruttoria della pratica di risarcimento a causa di errore medico:
• Breve cronistoria del paziente;
• Acquisizione di tutte le cartelle cliniche, certificati sia prima che dopo, inerenti la stessa patologia;
• Acquisizione degli esami strumentali (CD RX, RMN, TAC etc.);
• Eventuale querela penale;
• Eventuale esame autoptico (autopsia);
Per qualsiasi dubbio chiama Top risarcimenti. Analizzeremo gratuitamente il tuo caso e quanto possibile ci impegneremo per tutelare i tuoi diritti di parte lesa e darti tutta l’assistenza necessaria.

Chi è responsabile a seguito di un danno da malasanità?

Il risarcimento del danno per errore medico e malasanità può essere richiesto in prima battuta al medico che ha eseguito l’operazione o la diagnosi etc. in quanto primo soggetto responsabile che avrebbe dovuto eseguire in modo corretto la propria attività. In seconda battuta la richiesta può essere rivolta anche alla struttura sanitaria nella quale il medico conduce la propria attività in qualità di dipendente o in regime di convenzione. In ogni caso la struttura ospedaliera può sempre essere coinvolta nella richiesta di risarcimento del danno in tutti quei casi in cui il danno al paziente sia conseguente alla qualità dei macchinari impiegati e messi a disposizione dei sanitari collaboratori; ovviamente se l’intervento è effettuato in una struttura ospedaliera pubblica, la richiesta di risarcimento del danno va tassativamente trasmessa anche all’ASL di riferimento sul territorio.

Per le tue domande ai nostri esperti chiama subito il numero 800 034593

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